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Salernitana: la dance del tifo

13 Agosto 2019 0
Salernitana: la dance del tifo

Diciamo che la Salernitana ha vinto, diciamo che lo ha fatto contro il Catanzaro, diciamo pure che era il secondo turno di Coppa Italia e che nelle case i tifosi, pieni di luce, stanno ballando di gioia al ritmo di Get lucky vecchio dance dei Daft Punk (no, Giusi Ferreri no, abbiate pietà estate 2019!), gridando che finalmente si intravede la trama di uno schema, che Giannetti va beatificato in attesa di sua santità Cerci Alessio; qualcuno prova a placarli: il Catanzaro è squadra di categoria inferiore, non è attendibile. Il tifoso, però, in questi momenti, dopo tanta pena e tanta magra precedente, preferisce l’euforia come se davanti avesse un piatto abbondante e non un panino cisposo comprato a un autogrill: mica è da tutti battere i calabresi 3 a 1! Certo problemi ce ne sono ancora, interviene il tifoso cartesiano, quello che prova a razionalizzare l’emozione con il dato di fatto, quello che resta freddo ma si lascia benedire dalla gioia: Kiyne si perde per colpa del suo piede destro che non tollera la fascia mancina, invece ha convinto Jaro e un pochino pure quello, come si chiama, Karo. Jaro & Karo, sembrano i protagonisti di un manga giapponese. Firenze, prosegue il tifoso con piglio tecnico, non ha convinto, sarebbe però ora che arrivasse un play a centrocampo, serve come il pane all’affamato, ovvio si vede che Ventura è allenatore e non un mediocre navigatore di categoria. C’è quello che, per non esser da meno in comprendonio calcistico, rincara: c’è bisogno di un centrale di sinistra, di un attaccante che la porta se la mangia e di un terzino sinistro che sappia affondare. Il pathos d’agosto, così accalurato d’afa, smuove i sognetti rachitici di Salerno che è stata così ammazzuliata da tre anni a questa parte che uno struscio libidinoso lo prende per amore eterno. Ma no, dai, nemmeno esser disfattisti aiuta, il pessimismo, specie col caldo, uno non tiene genio di sentirlo: dà ai nervi perché suppone la verità che pare sempre appartenere ai guai; e siamo in estate che non è solo stagione di bagni e ombrelloni e traffico sulle litoranee ma pure periodo di speranze. Contro il Catanzaro la Salernitana ha passato il turno e la città un pochino a bassa voce ne gode, la Coppa Italia – che uno sbuffa solo a sentirne il nome – serve almeno a evitare le inutilissime amichevoli che dovrebbero cambiare nome e chiamarsi stomachevoli. Da ieri sera Giannetti è il nuovo monarca della città ma come tutti i re avrà un tempo di apice e poi di caduta, che nel calcio possono essere anni ma delle volte anche solo pochi minuti. Si è riaccesa la città, qualcuno già sussurra la magica vocale che dà inizio all’alfabeto così come ci hanno insegnato alle elementari. Ventura vuole riportare la gente allo stadio (caro-biglietti permettendo) e per farlo deve vincere; intanto sono andati via Schiavi e Pucino, oltre a Casasola, c’era insofferenza nello spogliatoio, mancava la serenità, la squadra era poggiata su un terreno franoso. Catanzaro, dunque, per iniziare non una nuova via crucis ma una inedita via lucis, quella che a Salerno si aspetta ogni fine settimana anche dopo lo sconforto di qualche sconfitta. L’estate è la stagione che si allontana più in fretta rispetto alle altre e persino la noia, la gioia e il dolore sembrano dopo un po’ tempo lontano, così avverrà anche per questa partita che mentre scrivo sta già evaporando come la calura della controra. Adesso c’è il Lecce, altro sud, quello che soffia da est ambizioso; la salita comincia domenica, dopo aver percorso un breve tratto pianeggiante. È venuto il momento che vecchi e giovani, almeno nello sport, siano un’unica umanità. (IlMattino)

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