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Giovani e donne, tornano le differenze invalicabili con il Nord

12 Agosto 2019 0
Giovani e donne, tornano le differenze invalicabili con il Nord

Alcuni numeri estratti dalle anticipazioni del Rapporto Svimez confermano l’idea di un Sud alle prese con una serie di problemi molto complessi, capaci di oscurarne la prospettiva nei prossimi mesi e anni. In particolare, il riferimento centrale resta il lavoro con tutte le sue oscillazioni che pure delineano un percorso particolarmente difficile.
IL PUNTO DEBOLESe si prendono in considerazione le distanze molto marcate e sofferte, si arriva immediatamente al punto debole. «() Gli occupati al Sud – si legge in una nota di sintesi di Svimez – negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 sono calati complessivamente di 107.000 unità (-1,7%); nel Centro-Nord, invece, nello stesso periodo, sono cresciuti di 48 mila unità (+0,3%)». Ma il senso di precarietà è molto più chiaro. «Nello stesso arco temporale, aumenta la precarietà al Sud e si riduce nel Centro-Nord: i contratti a tempo indeterminato nel Mezzogiorno sono stati 84mila in meno (-2,3%), mentre nelle regioni centro-settentrionali sono aumentati di 54mila (+0,5%), con un saldo italiano negativo di 30 mila unità, pari a -0,2%. Per converso, i dipendenti a tempo determinato sono cresciuti di 21mila unità nel Mezzogiorno (+2,1%), mentre sono calati al Centro-Nord di 22 mila (-1,1%)».
IL CONTESTOInsomma, il contesto è estremamente preciso, al punto che le persone emigrate dal Mezzogiorno «sono state oltre due milioni nel periodo compreso tra il 2002 e il 2017, di cui 132.187 nel solo 2017. Di queste ultime 66.557 sono giovani (50,4%, di cui il 33,0% laureati, pari a 21.970)». Tanto è vero che la Svimez individua nella ripresa dei flussi migratori «la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si è via via allargata anche al resto del Paese». In altre parole, «sono più i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro-Nord e all’estero che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali».
LA DINAMICASe proviamo a verificare la dinamica sostanziale dell’occupazione meridionale, vediamo che presenta «dalla metà del 2018 una marcata inversione di tendenza, con una divaricazione negli andamenti tra Mezzogiorno e Centro-Nord: sulla base dei dati territoriali disponibili, gli occupati al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 sono calati complessivamente di 107mila unità (-1,7%); nel Centro-Nord, invece, nello stesso periodo, sono cresciuti di 48mila unità (+0,3%)». I contratti a tempo indeterminato nel Mezzogiorno «sono stati 84mila in meno (-2,3%), mentre nelle regioni centro-settentrionali sono aumentati di 54mila (+0,5%), con un saldo italiano negativo di 30 mila unità, pari a -0,2%».
LE FIGUREI dipendenti a tempo determinato «sono cresciuti di 21mila unità nel Mezzogiorno (+2,1%), mentre sono calati al Centro-Nord di 22mila (-1,1%)». Come pure «resta ancora troppo basso il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno, nel 2018 appena il 35,4%, contro il 62,7% del Centro-Nord, il 67,4% dell’Europa a 28 e il 75,8% della Germania». (Il Mattino)

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